La prima volta che misi piede a Monaco, in Germania, camminando lungo il marciapiede mi scontrai quasi fisicamente con un uomo anziano. Il mio primo pensiero, istintivo e quasi colpevole, fu proprio questo: “Che ruolo ha avuto quest’uomo durante la guerra? Che sia stato un nazista? Dall’aspetto si direbbe…”. Per tutto il resto del viaggio ho faticato a togliermi di dosso queste domande di fronte a tutte le persone che incontravo. Credo che a quel tempo, se fossi stato in Argentina, di fronte a persone dal cognome straniero o camminando in alcune località tipicamente bavaresi come La Cumbrecita, avrei provato la stessa identica sensazione.
È questo il punto di rottura su cui Roberto Maggiani costruisce il suo romanzo Un uomo in Argentina. Ambientato nel 1975 a San José, nella provincia di Córdoba, il libro ci presenta Adrian Schneider, un ottantenne che conduce una vita ritirata, circondato dalle cure e dall’affetto della cognata Loida, suo marito Alejandro, suo nipote Ruben. Ma l’impegno è troppo e Loida cerca un aiuto: lo trova in Ania, una badante molto efficiente, la quale va da Adrian un paio d’ore al mattino presto.
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Titolo: Un uomo in Argentina
Autore: Roberto Maggiani
Casa editrice: Il ramo e la foglia edizioni
Pagine: 320
Pubblicazione: 2026