8 lug 2014 MilanoNera edizioni
Milano Nera Edizioni
8 luglio 2014
Beghe di condominio, invidie, ripicche e piccole cattiverie, tutta normale amministrazione fino a quando la bellissima domestica dell’amministratore del palazzo non esce sconvolta dall’appartamento, svenendo sulle scale.
Al risveglio dichiara di aver trovato il corpo senza vita del suo datore di lavoro. Ma il cadavere non c’è e qualcuno pare avere tutto l’interesse affinché risulti introvabile. Non è però dello stesso avviso un inquilino in pensione del palazzo che, dotato di curiosità e fiuto, tra indagini e stratagemmi, s’impegna a fondo per trovare una soluzione al mistero.
In una città dove il Santo patrono è un vescovo di colore, si scontrano le diverse sensibilità degli abitanti del Condominio Italia, sei famiglie animate da pregiudizi, episodi d’intolleranza e qualche amore segreto.
Come comincia Condominio Italia
I
«Un tempo, quando gli uomini erano galanti e le donne formidabili, questo non sarebbe successo» pensò Michele, strofinandosi il palmo della mano sulla guancia appena rasata. Il suo rimpianto non andava verso quegli anni che lui, per questioni anagrafiche aveva mancato di un soffio. Era invece rivolto a quella sana educazione civile nella quale le parole avevano ancora un valore.
«Eppure mi sembra abbastanza comprensibile» disse piegando la testa di lato per poi riportarla dritta e fissare un foglio da una distanza variabile. Il verbale dell’assemblea, dattiloscritto e accompagnato dalla firma inconfondibile dell’amministratore, era molto chiaro. Faceva la sua ottima figura appeso alla bacheca delle comunicazioni. Fra tutte le decisioni prese, quella che aveva richiesto meno tempo riguardava il posteggio delle biciclette nel vano scale. Tutti si erano trovati d’accordo nel vietare l’uso dell’androne come appendice della propria cantina.
“Sulle scale si possono disporre:
– piante in vaso poco ingombranti;
– zerbini di benvenuto;
– portaombrelli;
– fiocchi azzurri o rosa in occasione di nascite;
– ghirlande nel periodo natalizio.
L’atrio d’entrata deve essere lasciato libero.
Condominio Italia”
Questo diceva il foglio appeso con una puntina colorata e non c’era possibilità di errore, nessuna frase che potesse dare adito a dubbi.
Il signor Michele Marchesini, che nello stabile occupava l’interno n°6 al terzo piano e fungeva da portavoce dell’amministratore e tuttofare, continuava a osservare perplesso la bicicletta da donna parcheggiata all’entrata, proprio sotto la cassettiera della posta. Alternava lo sguardo tra il veicolo a due ruote e il verbale dell’assemblea appeso alla bacheca.
«Questa bicicletta è inequivocabilmente nuova» pensò. «Ha una foggia strana, lo scatto fisso al posto del treno posteriore e un manubrio invitante. Però è fuori legge. Chi diavolo l’avrà messa qui?»
Non fece in tempo a formulare altri pensieri perché la porta di uno degli appartamenti al piano rialzato si aprì e si richiuse rapidamente. Dalle brevi scale scese una ragazza bionda, fresca come il pane sfornato, leggera come un soffio.
«Sorry» disse passando davanti al signor Marchesini. Prese la bicicletta e lui le aprì con gentilezza il portone. Salì in sella in un modo che fece risvegliare tutti e cinque i sensi dell’ormai pensionato Michele e poi sparì, pedalando di gran lena. Il signor Marchesini rimase sul portone per qualche minuto, la bocca aperta, gli occhi sbarrati, il naso all’insù per catturare le particelle di profumo lasciate nell’aria da quella ragazza forestiera. Ebbe la strana impressione di essere tornato giovane. Si mise la mano sul petto, il cuore batteva!
«Ah! Se avessi trent’anni di meno» pensò.
In quel momento arrivò la signora Anna Tomelleri, la sua vicina di pianerottolo che aveva sempre qualcosa di cui lamentarsi. Portava due grosse borse piene di generi alimentari, carta igienica, detersivi e un ombrello pieghevole. Come di solito fanno le persone anziane e incerte, quelle obese o che sorreggono forti pesi, la signora avanzava barcollando, spostando i piedi lateralmente e procedendo di un passo alla volta.
«Signor Marchesini! Quando sono uscita c’era una bicicletta posteggiata nell’androne. Ma dico: i regolamenti valgono per tutti o solo per qualcuno? Vedo che ora non c’è più, ha già provveduto a rimuoverla?»
«Oh no, stavo appunto chiedendomi di chi fosse quando è arrivato il suo proprietario».
«E chi è, se mi è concesso saperlo?»
«Non la conosco. Era una ragazza straniera. Probabilmente è venuta a far visita a qualcuno e per non lasciare la bicicletta in strada ha preferito portarla dentro».
«Uhm… ma il regolamento parla chiaro! Se è vietato per noi a maggior ragione lo deve essere per gli stranieri».
«Me se non è in grado di leggere non può…».
«Tutti uguali gli stranieri! Vengono a casa nostra e pretendono che noi impariamo la loro lingua. Immagino che si trattasse di una stracciona, magari nera?»
«No, era una ragazza normale, di bell’aspetto, sportiva».
«Peggio ancora! Vengono a gettare scompiglio nelle case, a smuovere gli inconfessabili impulsi dei bravi mariti dediti al lavoro e alla famiglia. Quella ragazza portava di sicuro qualche rogna e in più il regolamento condominiale parla chiaro».
Il signor Marchesini, pur non conoscendola, cercava di prendere le difese della ragazza.
«Sono d’accordo però il regolamento è chiaro solo per noi. Se vogliamo evitare il ripetersi di altri… spiacevoli episodi dobbiamo porre una targhetta sulla porta o in bacheca, con il divieto scritto nelle varie lingue».
«E allora provveda, lo riferisca all’amministratore, perdiana!» disse sbrigativamente la Tomelleri.
«Certo, certo, provvederò. Anzi, credo che sia più efficace una semplice targa, con il disegno stilizzato di una bicicletta e una croce sopra».
«Benissimo, metta tutte le croci che vuole, anche colorate se le sembra opportuno e si dia da fare. Se poi vuole rendersi utile fin da subito, avrei queste borse da portare».
«Dia a me, l’aiuto io». Michele prese le due borse e le portò fino all’ascensore e quindi fino all’entrata di casa della signora.
«Molto bene Marchesini, la ringrazio. E mi raccomando, si ricordi della targhetta».
«Certo, avviso subito l’amministratore» disse scendendo le scale a piedi. Ma i suoi pensieri erano rivolti alla ragazza. Provò a ripensare al suo volto, ai lunghi capelli biondi e alla voce di latte e miele quando disse “sorry”.
«Aveva delle forme ben disegnate. Chissà se anche lei, quando invecchierà diventerà come la Tomelleri» si chiese, quasi meravigliandosi dei propri pensieri.
Provò a suonare alla porta dell’amministratore ma non rispose nessuno.
«Sarà di nuovo all’estero» pensò al quinto e inutile squillo. «Poco male, gli scriverò una lettera».
Il 31 dicembre 2015 la casa editrice ha chiuso l’attività e il romanzo non è più disponibile sugli store online.