È una bellissima sensazione quando, aprendo un romanzo, si trova che tutto sfiori la perfezione: la copertina, la trama e lo stile dell’autore sembrano incastrarsi in un meccanismo impeccabile. Maledetti uomini di Andrev Walden regala esattamente questo piacere, presentandosi come un memoir folgorante, capace di raccontare un’infanzia complicata con un’ironia e una sincerità disarmanti.
Il racconto prende il via da una scoperta che ribalta il mondo del protagonista: a sette anni, Andrev apprende che l’uomo che ha sempre chiamato papà non è il suo vero padre. Questo evento inaugura una giostra di traslochi e sfilate di uomini che entrano ed escono dalla sua vita con la stessa leggerezza con cui ci si cambia d’abito. Walden sceglie di identificarli non con i loro nomi, ma attraverso soprannomi evocativi e grotteschi che li trasformano nei personaggi di una favola rovesciata: il Mago delle Piante il Ladro, l’Assassino, l’Artista, il Pastore, il Canoista…Ognuno di loro porta con sé un’idea fragile o sbagliata di mascolinità, rendendo il libro un’indagine profonda sul maschile e su quegli adulti mediocri che si fanno chiamare “papà” senza mai esserlo davvero.
Il suo vero padre è l’Indiano di cui però non ha alcun ricordo.
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Titolo: Maledetti uomini
Autore: Andrev Walden
Casa editrice: Iperborea
Pagine: 448
Pubblicazione: 15 gennaio 2026