
Era come questo, forse di una tonalità appena più accesa. E quel giorno lo ricordo benissimo: mi sedetti sulla panca estraibile e appoggiai le mani sul tavolo, anch’esso estraibile. Vi chiederete cosa siano queste cose estraibili, ve lo spiego subito. Negli anni Sessanta le famiglie erano numerose e bisognava ottimizzare gli spazi, così l’armadio di una cameretta si trasformava in poco tempo in zona studio o zona letto. Avete presente Lo spaventapasseri di Buster Keaton?
Ad ogni modo, quel giorno, su quel tavolo e su quel quaderno giallo, iniziai a scrivere. Non ricordo cosa. Probabilmente nulla, perché stavo imitando il gesto dei miei fratelli maggiori e dei miei genitori. Volevo assolutamente scrivere, ma siccome non conoscevo ancora l’alfabeto, tracciavo righe, ghirigori, qualcosa che simulava una calligrafia.
Più avanti negli anni, vedendo mia madre e i miei fratelli impegnati a battere a macchina, volli imparare anch’io. Mia madre trascriveva gli articoli di mio padre e io la guardavo: le dita si muovevano veloci e sicure, con quella cadenza spezzata e ritmica che somigliava più a una percussione che a un lavoro. Il tasto, il carrello, il tintinnio del margine raggiunto. Una musica. Quando poi toccò a me trascrivere quei testi, capii che la parte difficile non era la danza delle dita, ma quello che c’era scritto: articoli pieni di virgolette aperte e chiuse, citazioni, parentesi. Un labirinto. Però la musica restava.
Sarà per questo che in casa mia è arrivata prima una tastiera Bontempi e poi, dopo molte insistenze, un pianoforte.
Quando mi chiedono da dove nasce la mia passione per la scrittura, rispondo sempre così: dall’imitazione di un gesto. Dal desiderio di fare con le mani qualcosa che non capivo ancora, ma che già mi sembrava necessario. Una magia.
Splendido pezzo, grazie per aver averlo condiviso.
Grazie a te 🙂
Anche il mio amore per la scrittura è nato da bambina. A dire il vero pensavo che nella vita mi sarei dedicata solo a quello. Poi però non ho saputo seguire fino in fondo i miei desideri. Forse è per questo che oggi ai miei alunni dico che non devono mai smetterla di provarci.
Forse perché I desideri erano tanti?