Al termine di ogni lavoro arriva sempre quella domanda alla quale mi rifiuto di rispondere, anzi due, e ora le spiego. Affidare il tuo progetto di scrittura a un ghostwriter è un investimento che necessità di fiducia, tuttavia, come in ogni collaborazione professionale di alto livello, è fondamentale stabilire confini chiari per garantire il successo del rapporto.
Ecco le due richieste che devi assolutamente evitare e la logica che le motiva.
1. “Ti piace il romanzo che hai scritto per me?”
Questa è la domanda più comune, ma è anche quella che rivela la maggiore incomprensione del ruolo del ghostwriter. Chiedere un parere soggettivo sul contenuto del lavoro finito sposta il professionista dalla sua posizione di tecnico qualificato a quella di semplice lettore.
Per far capire quanto sia fuori posto questa domanda, uso sempre l’analogia con il pizzaiolo. Immagina di essere il cliente e di ordinare una pizza personalizzata, scegliendo tutti gli ingredienti (la trama, i personaggi, il tema). Il pizzaiolo – ghostwriter si impegna al massimo per stendere un impasto impeccabile (la qualità della prosa) e assicurarsi che la cottura sia perfetta (la struttura e l’editing).
Se tu, il cliente/autore, decidi di caricare la base con ingredienti insoliti o potenzialmente incompatibili (il tonno con la pancetta, le acciughe con la salsiccia…), il ghostwriter ti avvisa, con professionalità, su eventuali incoerenze o punti deboli strutturali. Ti dirà: “Attenzione, questo potrebbe risultare indigesto”, “attenzione, stai aggiungendo troppo ingredienti”.
Tuttavia, alla fine, poiché sei tu che devi gustarla e sei tu che hai scelto la combinazione, lui esegue l’ordine con perizia. Il pizzaiolo non ti dirà mai se la pizza piace a lui. Il suo compito è l’esecuzione tecnica impeccabile dell’ordine, e il piatto deve piacere a te.
Il tuo ghostwriter ha messo a disposizione le sue competenze tecniche (stile, ritmo, grammatica, coerenza) per realizzare la tua visione. Ha prodotto un testo di alta qualità che riflette i tuoi gusti e i tuoi obiettivi.
La domanda da evitare: “Lo leggeresti volentieri?”
La domanda giusta: “La scrittura è professionale? La struttura regge? Il ritmo è coinvolgente?”
2. “Avrà successo? Venderà molte copie?”
Se il tuo ghostwriter è un professionista onesto, la risposta a questa domanda sarà, in tutta trasparenza: “No, non lo so e non posso garantirlo”.
Già immagino le facce inorridite del cliente: “Ma come? Lo hai scritto tu!”
A parte il fatto che, continuando con la metafora del pizzaiolo, potrei avere problemi di digestione o di intolleranza verso certi ingredienti, garantire il successo commerciale di un libro è una pretesa irrealistica. L’ho già spiegato qui. Non si tratta di mancanza di fiducia nella qualità del manoscritto, ma di un approccio pragmatico alla realtà editoriale.
La verità è che la qualità della scrittura è solo una delle (molteplici) variabili che determinano il successo di un’opera. Il successo editoriale è un fenomeno complesso e multifattoriale, che sfugge totalmente al controllo dello scrittore:
- Tendenze e tempismo: il libro intercetta il mood del momento?
- Marketing e promozione: qual è l’efficacia della strategia di lancio?
- Elementi editoriali: impatto di copertina, titolo e corretto posizionamento di mercato.
- Fortuna: l’elemento più imprevedibile e incontrollabile.
Il tuo ghostwriter ti consegna un prodotto finito e di eccellente qualità tecnica. Non è né un esperto di marketing con la sfera di cristallo né un indovino.
In conclusione: concentrati sui parametri giusti
Sfrutta il tuo professionista per la sua competenza tecnica e la sua integrità editoriale. Mantieni sempre la consapevolezza che:
- L’apprezzamento soggettivo: l’amore per il contenuto e la soddisfazione emotiva sono una tua esclusiva responsabilità di “autore”.
- Il successo commerciale: è un risultato che si ottiene (forse) attraverso la collaborazione di molti attori (marketing, editore, distribuzione) e di una strategia ben definita.
Il tuo ghostwriter ha fatto il suo dovere con eccellenza, consegnandoti una storia impeccabilmente scritta e strutturata. La palla passa ora alle tue scelte editoriali e di mercato. E del caso.
Ora che sai quali domande non devi fare al ghostwriter, puoi chiedermi un’altra.