Approfondimenti

Scrivere testi con intelligenza artificiale

“Se conosci il nemico e conosci te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, per ogni vittoria subita subirai una sconfitta. Se non conosci né te stesso né il nemico, soccomberai in ogni battaglia.”
Sun Tzu: L’arte della guerra

Sì, facendo tesoro della saggezza di Sun Tzu, torno a riflettere sull’Intelligenza Artificiale applicata alla scrittura. C’è chi la percepisce come una presenza ingombrante, un “nemico” potenziale di scrittori, artisti e creativi in generale. Si vocifera che si salveranno solo idraulici ed elettricisti, saranno loro i futuri miliardari. A me non fa paura, proprio perché, come ho già spiegato, per me la scrittura non è “produzione”, ma altro.

Tuttavia, qualche anno fa, agli albori di questa tecnologia, ho iniziato a sperimentare. Volevo capire cosa sapesse fare davvero.

La prima conclusione è stata pragmatica: se avessi avuto l’AI quando lavoravo nel marketing e dovevo scrivere articoli per la sagra dei maroni, la festa delle anguille, o descrivere auto, profumi e decespugliatori, probabilmente mi sarebbe tornata utile. Perché sì, l’AI sa scrivere testi ottimizzati per piacere ai motori di ricerca.

Il vero nodo è che non sempre piacciono alle persone. Ed è qui che nasce un paradosso sottile e un po’ inquietante: le persone leggono quei testi, li accettano, e questo lentamente modifica il loro palato letterario. In futuro ci sarà il trionfo della mediocrità: una prosa liscia come una biglia, dalla dentatura allineata, perfetta. In altre parole, la noia.

Ho provato più volte a farmi scrivere la traccia per un romanzo, di qualsiasi genere: non è mai uscito nulla di valido, nulla che mi facesse pensare: “ecco, da qui posso partire”. Le trame che mi forniva la piattaforma AI erano banali, prevedibili o, a volte, proprio inverosimili. Certo, erano ben confezionate, ma se devo leggere una storia così, preferisco leggere un Harmony, mi coinvolge di più, è più sincero.
Sono andato oltre: le ho dato in pasto venti capitoli di un mio romanzo, chiedendole: “Ora, tu come proseguiresti?” Mi ha proposto diverse ipotesi, ma non ne ho trovata una che mi convincesse. Manca sempre quello scarto, quel difetto, quella scintilla che definisce e rende unica una voce narrativa.
A cosa mi è servito questo studio, questo esercizio? Perché ho speso del tempo a testare l’intelligenza artificiale applicata alla scrittura? Appunto per conoscere il nemico.

Quando ricevo manoscritti scritti con l’AI, li riconosco subito. Hanno le stesse situazioni, le stesse frasi, le stesse descrizioni. È come se tutti provenissero dalla stessa anonima officina.
Spesso dico agli autori: devi cambiare, devi sporcare, devi personalizzare, fallo tuo, rendilo vivo. Ma la risposta che ricevo è: “Ma cosa ha che non va? A me questa scena pare scritta bene, mi piace.”
E io replico: “Sì, ma l’ho già letta nel giallo di Gianni, l’ho letta nel romance di Lella e pure nel distopico di Carlo. E poi, ecco qui: anche a pagina dodici dell’horror di Tiziano.
A volte capiscono, a volte no, ma il problema è più profondo. Quando cerco di far comprendere l’inconsistenza della trama, la banalità dello stile, l’assenza di una voce, restano straniti, non colgono. E ho capito il perché. (Lo racconterò in un altro articolo.)

Ormai ricevere un manoscritto puro, scritto da un essere umano, è come vedere una persona senza tatuaggi: raro. E quando succede, provo un brivido.

Se non lo avete già fatto, provate anche voi: toglietevi questo sfizio, conoscete il vostro nemico e se siete intelligenti potete anche farlo diventare vostro alleato.
Ho testato diverse intelligenze artificiali:

  • ChatGPT (OpenAI): versatile, ma tende a preferire la chiarezza alla complessità emotiva.
  • Claude (Anthropic): più attento all’equilibrio dei toni, utile per dialoghi.
  • Gemini (Google): molto integrato con la ricerca e l’analisi dei dati.
  • Jasper AI / Writesonic / Sudowrite: specializzati nel marketing o nella generazione rapida di spunti.

Sono tutti strumenti interessanti, ma restano strumenti. E come ogni strumento, la qualità dipende da chi lo impugna. Chiunque può provarci: magari all’inizio il testo sembrerà decente. Suggerisco di lasciarlo riposare un giorno, perché spesso l’entusiasmo iniziale svanisce. Lasciatelo riposare due giorni e le vostre perplessità inizieranno a gonfiarsi. Dopo una settimana getterete il file nel cestino.

Se qualcuno ha scritto un romanzo con l’AI, io sono pronto a leggerlo e a dire, onestamente, quello che non va.

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Grazie per la risposta. ✨

4 pensieri su “Scrivere testi con intelligenza artificiale”

  1. L’AI farà cose straordinarie perché viene addestrata ma il fascino dell’errore umano, di uno strafalcione in un bel romanzo che lo rende unico.
    Questo segno distintivo al momento l’AI non et in grado di proporlo.

    1. Farà cose sempre più straordinarie ma appunto, troppo perfette. Sarà davvero intelligente quando sarà imperfetta

  2. L’articolo offre spunti interessanti. Il punto più importante è che questi strumenti possono sostituire quei lavori noiosi dell’editoria come il correttore di bozze. Poi, per quanto riguarda i contenuti, è chiaro che l’IA ha intelligenza zero e per creare qualcosa di valido c’è bisogno di un input e stimolo umanoben calibrati. Al momento è questa la distanza tra uomo e macchina: la possibilità di creare qualcosa di nuovo senza copiare qualcos’altro. Rispetto all’IA, noi umani abbiamo un corpo e delle sensazioni che sono irreplicabili e i romanzi cercano di raccontarle.

    1. se fosse vero che può sostituire la correzione di bozze, ne sarei ben felice. In realtà molte case editrici la utilizzano, ti risolvono un 90 per cento ma non tutto: se hai sbagliato ad assegnare il nome a un personaggio, non lo capisce.
      Se fosse vero…non troverei di continuo refusi nei libri di case editrici importanti.
      Anche noi umani copiamo. Io continuo a dire che in fondo è già stato raccontato tutto, cambia solo il modo di farlo, lo stile e per adesso, questo stile nuovo non l’ho ancora visto

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