In questi ultimi mesi sto facendo ordine nell’archivio di mio padre. Un’attività che non so quando avrà fine perché è difficile decidere cosa tenere, cosa regalare, cosa buttare. Parlo di una libreria e di un archivio che raccoglie le sue letture, scritture, ritagli di giornale che partono dai vent’anni fino ai quasi novantasette, quando è entrato in una nuova vita.
Quello che di lui mi ha sempre sorpreso era l’abitudine di sottolineare. La lettura e la sottolineatura viaggiavano insieme, tant’è che negli ultimi mesi, quando aveva perso l’uso corretto delle parole, indicando la libreria mi aveva detto: “Guarda quanti libri ho sottolineato”.
Era una pratica così consolidata che alla fine, quando la sua testa era ormai confusa e gli occhi stanchi, continuava a sottolineare, come se fosse un gioco, la compilazione di un cruciverba, un sudoku.

Fino a un mese prima della partenza ha continuato a leggere e sottolineare qualsiasi cosa e ora, tra i tanti ritagli di articoli, ogni tanto trovo qualcosa di interessante, che metto da parte e conservo.
Questo piccolo vademecum di Pietro Pisarra lo inserisco così com’è, per far notare le variopinte sottolineature.

Anch’io ho l’abitudine di sottolineare e prendere appunti a margine, ma rigorosamente solo a matita, coltivando l’illusione che le mie note possano in giorno essere cancellate. Come se poi qualcuno potesse mai mettersi a cancellare quello che sottolineo o scrivo… 🙄
PS: spulciare nelle carte è un lavoro faticoso, ma te lo farà sentire vicino. ♥️
è un lavoro faticoso perché non sai cosa tenere, cosa buttare. Ti chiedi se ne vale la pena. E poi, tutti questi libri, questi scritti, dove li metteremo un giorno?
L’arte di sottolineare la sto imparando soltanto adesso 🙂
Vengo giusto giusto da un trasloco, quindi credo che nessuno possa capire meglio di me la fatica di scegliere cosa tenere, cosa buttare, cosa dare in beneficenza… E i libri! Noi siamo talmente pieni di libri che spesso ci chiediamo: “E ora? Dove li mettiamo?” però non siamo proprio in grado di buttarli via… al massimo, li ho regalati o donati. 😉
In Svezia si sta diffondendo lo Swedish death decluttering: i genitori anziani a un certo punto cominciano a fare ordine e pulizia, in modo da lasciare poche incombenze ai figli. Mio papà invece, ha lasciato uno sterminato archivio di scritti, articoli, ritagli (e poi libri). Mi diceva: “Poi farai ordine tu qui”. E infatti, dei cinque figli, sono io quello che sta cercando di mettere ordine 🙂
Sì, c’è anche un libro sull’argomento. Ho scritto un articolo per l’Associazione per cui lavoro (ci occupiamo di cremazione e post mortem, quindi questi argomenti per me sono all’ordine del giorno). Mia mamma sta facendo uguale e non ti dico QUANTA roba possiede, fa collezione di scatole di latta, tazzine da tè, oggetti in argento di varia natura, angeli… ho gli incubi solo a pensarci. 😉
mi rendo conto che anche io possiedo troppe cose e farei bene a iniziare la pulizia 🙂 Soprattutto per quegli oggetti che non ha alcun senso tenere
I traslochi in questo sono una manna dal cielo. 😉 A volte penso che bisognerebbe traslocare ogni 5 anni, oppure fingere di farlo. Così si tiene solo l’essenziale e si butta/dona quello che non serve più.
io mi ero ripromesso di buttare tutto quello che non toccavo da almeno dieci anni. Un bel proposito, mai messo in pratica. E credo che neppure un trasloco funzionerebbe
I traslochi funzionano sempre. Sono una garanzia. Si fa una gran fatica a fare gli scatoloni, quindi si tiene solo l’essenziale o quantomeno si butta via tanto. Tra i 17 e i 39 anni ho fatto 5 traslochi più 1 per lavoro: sono stati tutti… liberatori! 🙂