Con la poesia ho sempre avuto un rapporto profondamente conflittuale. È un amore fatto di vertigini e di scontri, di attrazioni magnetiche e di improvvisi rifiuti. Spesso, guardando alla mia storia di lettore, mi sono chiesto se in fondo abbia amato di più la poesia o i poeti, se mi sono lasciato catturare dai versi o dalla mitologia umana e dolente di chi li ha scritti. È una domanda destinata a rimanere senza risposta, un confine labile che ogni volta finisce per dissolversi.
Ed è un cortocircuito che vale anche al contrario: ci sono poeti che ho profondamente detestato, senza riuscire mai a capire del tutto se l’avversione nascesse tra le righe di quelle poesie o nell’ombra della persona che le aveva generate.
Eppure, nonostante questo eterno attrito, ci sono rare eccezioni. Incontri che azzerano i dubbi, spazzano via i conflitti e lasciano spazio solo alla gratitudine.
In ogni caso, quello che segue è un libro da amare.
Ci sono raccolte poetiche che chiedono una lettura; altre, più rare, chiedono di essere abitate. Fame del mare di Danila Giancipoli è una di queste.
Dal Salone del libro di Torino sono tornato a casa con tanti libri, come sempre, ma quello che mi fa più compagnia, perché sta costantemente vicino al letto, l’ho letto, lo rileggo, e nelle pause notturne risfoglio qualche pagina, è Fame del mare di Danila Giancipoli, opera vincitrice del Premio Nazionale di Poesia Edito da NEO Edizioni.
È un libro che mi è rimasto dentro perché sa unire il viaggio e la quotidianità, mettendo in comunicazione il mondo esterno con il nostro mondo interiore.
È proprio questo, in fondo, che fa un poeta: ha il potere di immaginare la vita sopra le navi che passano, così come immaginare la vita sopra i treni merce notturni o gli aeroplani in alta quota, che sempre mari sono.
(«Non sono d’accordo / con chi lascia le navi passare / Senza immaginarci sopra la vita, / semplicemente»).
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Titolo: Fame del mare
Autrice: Danila Giancipoli
Casa editrice: Neo edizioni
Pagine: 96
Pubblicazione: maggio 2026