Chiariamolo subito: Koestler, a differenza mia, non era scarso in matematica. Era semplicemente molto bravo a spiegare cos’è la creatività.
Scrittore, giornalista e saggista ungherese naturalizzato britannico, Koestler con questa frase, attribuita a lui, ma in realtà pare non l’avesse mai pronunciata, centra il punto meglio di mille manuali di brainstorming.
La creatività è l’arte di sommare due e due ottenendo cinque: qui non si parla di logica, ma di bisociazione, cioè la capacità di prendere due cose apparentemente normali (2 + 2) e farle scontrare in modo così imprevisto da produrre qualcosa che prima non esisteva (5).
Cos’è davvero la bisociazione
La bisociazione succede quando due schemi mentali che di solito non si parlano si incontrano all’improvviso e da quell’incontro nasce qualcosa di nuovo, strano, brillante o sorprendente.
Quello che si ottiene non è una somma, ma una collisione controllata.
Un mio amico, cresciuto per anni all’estero e tornato in Italia in età matura, è molto abile in questo: la sua confusione mentale e linguistica è tale che molte sue frasi sono delle vere esplosioni di creatività.
Dove la vediamo all’opera
Umorismo: una battuta fa ridere perché mette insieme due significati incompatibili. Se fosse logica, non farebbe ridere nessuno.
Scienza: molte scoperte nascono quando qualcuno prende concetti di campi diversi (tipo fisica e biologia) e li fa dialogare contro ogni buon senso disciplinare.
Arte: ogni stile nuovo è, in fondo, un matrimonio improbabile riuscito meglio del previsto.
Associazione contro bisociazione
Facciamo chiarezza:
Associazione: collega idee simili, ordinate, educate. Quelle che si danno del “lei”.
Bisociazione: mette insieme idee lontane, scomode, che non dovrebbero stare nella stessa stanza.
La prima è utile. La seconda è creativa.
Perché tutto questo conta per chi scrive
Per uno scrittore, la creatività non è arrivare a una somma corretta. È evitare quella ovvia, quella scontata, la frase fatta, i luoghi comuni.
Originalità: scrivere bene non significa fare sempre “due più due uguale quattro”. Quello è mestiere. Il salto creativo è il momento in cui la somma smette di tornare.
Flessibilità mentale: significa pescare da esperienze personali, storia, filosofia, cultura pop, traumi infantili e magari anche da una conversazione sentita al bar… e farle convivere nello stesso testo.
E l’Intelligenza Artificiale?
Ed è proprio qui che passa il confine tra l’artista e la macchina.
L’IA è formidabile nel fare la “somma che fa quattro”: analizza, replica, combina in modo coerente ciò che già conosce. Sì, ti fornisce frasi fatte e luoghi comuni.
L’essere umano creativo è quello che osa infilare il “cinque”: un atto di intuizione, intenzione e consapevolezza che sfida la logica per cercare una verità narrativa più alta.
La creatività, in fondo, è questo: sapere che due più due fa quattro… e scegliere comunque di cercare il cinque.
Lo so, rischio di insistere fino a diventare noioso, ma è un dato di fatto: da circa un anno a questa parte i manoscritti che ricevo hanno tutti la stessa struttura, lo stesso respiro, lo stesso fraseggio. Cambiano le storie, i nomi dei personaggi, le ambientazioni. Ma la voce è identica: liscia, corretta, prevedibile. Tutti fanno quattro.
Solo un manoscritto era scritto interamente da un essere umano. Lo si sentiva subito: inciampi, scarti improvvisi, frasi contorte eppure bellissime. Leggendolo ho davvero goduto.
Ho sudato per editarlo, certo. Mi ha fatto penare. Ma mi ha dato molta soddisfazione. Perché lì, finalmente, qualcuno aveva avuto il coraggio di sbagliare somma.
L’Intelligenza Artificiale non è il nemico. È uno strumento potentissimo. Ma tende naturalmente all’ordine, alla media, alla probabilità. Produce testi che funzionano, non testi che rischiano.
E la creatività, quella vera, non nasce dal funzionare ma dal deviare.
Contattami se vuoi che il tuo romanzo, invece che quattro dia come risultato cinque.