Amelia Earhart, pilota impavida e pioniera dei cieli, ci ha regalato questa perla di saggezza: “Agire è il modo migliore per scoprire che cosa funziona e che cosa no.” E chi siamo noi per contraddire una leggenda dell’avventura? Certo, lei si riferiva al prendere un aereo e lanciarsi nell’ignoto, ma possiamo tranquillamente applicare questo consiglio anche alla scrittura. D’altronde, se riesce a funzionare sospesi a migliaia di metri sopra il suolo, può senz’altro andare anche su un foglio bianco.
Il consiglio di Amelia, applicato agli aspiranti scrittori è chiaro: buttatevi. Smettetela di fissare quel cursore lampeggiante, quel nemico silenzioso che sembra ricordarvi quanto poco sapete di quello che volete scrivere. La verità è che nessun’idea è perfetta finché non la vedete lì, con la sua splendida o discutibile imperfezione, sulla pagina. È probabile che il primo paragrafo faccia schifo. Perché? Perché scrivere è come aggiustare un motore o cucinare per la prima volta la ricetta della nonna: ci vuole pratica, e bisogna sporcarsi le mani per vedere cosa funziona. Ricordo che da giovane, quando scrivevo prevalentemente a penna, se non trovavo le parole per iniziare, scaldavo la mano con degli scarabocchi, dei disegni, dei fumetti. Con la tastiera della Olivetti Lettera 32, sembrava tutto più facile: forse era il suono dei tasti, il ticchettio continuo, la campanella di fine corsa…scrivere era come ballare il tango.
Ma lasciamo da parte i ricordi. Nella scrittura, proprio come nei voli di Earhart, c’è una parte di rischio e una di scoperta. La prima bozza di un testo è come il volo di prova: pieno di scossoni, qualche pezzo che sembra fuori posto, ma stiamo volando, no? Se si aspetta che l’idea perfetta cada dal cielo, si rischia di dover aspettare un bel po’.
Quei fogli bianchi non si riempiono per magia, solo perché la nostra è “l’idea migliore del mondo.” Scrivere è meno ispirazione divina e più trial and error. Bisogna sedersi e iniziare, anche con un’idea vaga, persino con un abbozzo approssimativo, e poi avere il coraggio di lasciarla andare dove vuole lei.
Quindi, come ci insegna Amelia, prendiamo il volo: iniziamo quella bozza senza pensarci troppo e vediamo dove atterriamo. Magari avremo bisogno di riscrivere metà della storia, di scoprire che un personaggio ci sta simpatico quanto una multa a fine mese, o che quel dialogo affilato come un rasoio nella nostra testa suona più come il copione di una soap opera. Ma proprio come la nostra Amelia nei cieli, anche noi scrittori dobbiamo esplorare, correggere la rotta e imparare man mano. In altre parole, non sapremo mai cosa funziona fino a quando non ci metteremo lì, schiena dritta e dita sulla tastiera, pronti a fare qualche errore – e magari, se siamo fortunati, a volare.
Senza dimenticare che sì, agire è il miglior modo per scoprire cosa funziona. E a volte anche per scoprire che quello che avevamo in mente era un disastro completo e quindi è meglio atterrare.