Alle superiori ammiravo il mio insegnante di Lettere, nonostante nei voti fosse sempre stringato. Era un pozzo di citazioni, proverbi, detti, motti…solo che alla fine parlava soltanto così, con frasi fatte.
Adesso, appena leggo o sento qualcuno che si esprime con frasi trite e ritrite, provo un senso profondo di noia. Per dirla tutta, già mi annoia aver scritto “senso profondo”.
La frase “Evita le frasi fatte come la peste” è stata attribuita a diverse personalità nel corso degli anni, tra cui William Safire, un noto giornalista e scrittore americano che ha lavorato come opinionista per il New York Times ed è stato anche un consulente di comunicazione per diversi politici, tra cui il presidente Richard Nixon.
In realtà si ritiene che sia stata coniata da Umberto Eco: sembra essere in linea con il suo interesse per il potere dei segni e dei simboli nella comunicazione umana e si riferisce all’importanza di evitare l’uso di espressioni comuni e stereotipate nella scrittura e nella comunicazione.
Quasi tutte le frasi fatte si rifanno a modi di dire o proverbi. Vediamone alcune:
- Mettere la testa a posto
- Essere con l’acqua alla gola
- Avere le mani legate
- Tirare l’acqua al proprio mulino
- Chi semina vento raccoglie tempesta
E possiamo aggiungere le classiche “lamiere contorte” presenti in ogni articolo che tratta di incidenti stradali e detestate dai capi redattori di un certo spessore.
L’uso di frasi fatte può rendere la scrittura o il discorso meno interessanti e meno efficaci, proprio perché mancano di originalità e non riescono a comunicare un messaggio unico e personale.
Ci sono molti autori che hanno sottolineato l’importanza di evitarle nella scrittura e nella comunicazione.
Ad esempio, George Orwell ha scritto che l’uso di espressioni comuni e stereotipate può essere un segno di pigrizia mentale e può portare alla confusione e all’ambiguità nella comunicazione.
Anche Mark Twain ha espresso un concetto simile, affermando che “l’uso di parole semplici non significa necessariamente pensieri semplici”.
Infine, Ernest Hemingway ha anche sottolineato l’importanza di scrivere in modo chiaro e diretto, evitando le frasi fatte e le parole superflue. Hemingway ha affermato che la scrittura deve essere “tagliata fino all’osso” per essere efficace e coinvolgente.
Ogni scrittore, quando rilegge il proprio romanzo, oltre ai refusi, errori di punteggiatura, tempi verbali, dovrebbe proprio chiedersi: “Questa frase l’ho già sentita? È già stata detta?”
Se la risposta è affermativa conviene chiamare in soccorso il dizionario dei sinonimi e contrari, indossare il cappello di Archimede Pitagorico, sfogliare un libro e cercare ispirazione, chiedere un consiglio a qualcuno o lasciare la riga in bianco e riprenderla più tardi.
Vedi? Ho fatto il possibile per non dire “spremere le meningi”.
E degli insopportabili che infilano citazioni ad arte (spesso frutto di recenti googolate) dappertutto ne vogliamo parlare? Hai perfettamente ragione
, è mia cura evitarle anche nei discorsi orali. Ma li è più difficile censurare con una rilettura, devi fare in modo che sia buona la prima.
potrei fare un elenco lunghissimo di frasi fatte ma anche di locuzioni latine buttate lì, tanto per fare scena. (Che poi ne sono sicuro, chi le pronuncia manco sa che sono in latino). Nanni Moretti diceva: Le parole sono importanti. E aveva ragione, non ne facciamo sempre buon uso.
L’altra sera mi hanno sparato una incomprensibili citazione dicendo che era greco. Era latino maccheronico. Va bene così 🙆