La Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di Roma, Più Libri Più Liberi, che si è tenuta dal 4 all’8 dicembre presso La Nuvola, è ormai conclusa. E, come prevedibile, le polemiche che l’avevano preceduta si sono prontamente trasformate in bilanci accesi sui social e sulle testate di settore.
Ripensando a quanto avevo scritto lo scorso anno, il mio punto di vista non è cambiato di una virgola, anzi: le dinamiche di questa edizione 2025 non hanno fatto che confermarle.
La fiera, rispetto al motivo per cui era nata, si è indubbiamente snaturata. Non si tratta di un’opinione, ma di un dato di fatto, che si ripropone ogni anno: un numero sempre maggiore di eventi “di richiamo” che oscurano i veri protagonisti.
Eppure, sono convinto che per “riportarla all’ordine” non servano a nulla le mancate partecipazioni di singoli editori (c’è sempre qualche altro editore pronto ad entrare), né servono queste estenuanti polemiche. E ancora meno aiuta il ritirarsi due giorni prima. La protesta in sé, se non convogliata, è solo rumore.
In realtà, come lettori che credono nell’editoria di qualità, sappiamo esattamente cosa serve – o dovremmo saperlo.
Siamo noi, i visitatori, a detenere il vero potere:
- Andare alle fiere esclusivamente per acquistare dalle piccole case editrici. Qui sta il loro unico, vitale guadagno. Qui sta la loro visibilità che viene negata dalle librerie di catena per tutto il resto dell’anno, dove non trovano posto sugli scaffali. Bisogna andare a queste fiere per loro.
⚠️ Nota doverosa: È importante sottolineare che a PLPL espongono anche realtà che, pur non rientrando nei grandi gruppi editoriali, hanno ormai dimensioni e diffusione che non le classificano più come “piccolissime”. Sono case editrici indipendenti, spesso di alta qualità, che navigano a metà strada. Il nostro focus, come lettori militanti, dovrebbe concentrarsi sulle realtà più piccole e meno note, quelle che davvero lottano ogni giorno per la sopravvivenza e che vedono nella fiera l’unica vetrina di vendita e promozione diretta.
- Disertare in massa i grandi eventi, i grandi personaggi. Dovrebbero portare visitatori, ma l’impressione è che portino solo fastidio, intralciando il flusso verso gli stand indipendenti e consumando risorse preziose.
Io a PLPL 2025 ci sono andato, e ho fatto la mia parte, concentrandomi sugli stand meno affollati e sulle presentazioni più intime e necessarie. Perché questa fiera, nonostante le sue inevitabili deviazioni, resta l’occasione preziosa per scoprire nuove realtà editoriali e per dialogare direttamente con chi, con passione e impegno, continua a credere nella forza delle storie.
Il nostro sostegno deve essere un gesto concreto, non una protesta verbale. Se le grandi case editrici vedranno i loro eventi di punta con le sale vuote, e i piccoli editori i loro stand circondati dai lettori con i sacchetti pieni, allora e solo allora, PLPL tornerà a essere ciò che deve: un baluardo per la media e piccola editoria.
Il dibattito è aperto, ma l’azione è già decisa: l’anno prossimo, a PLPL 2026, ci rivedremo, sacchetto alla mano, dalla parte giusta degli stand.