Il grande Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel per la letteratura nel 1982 con il romanzo Cent’anni di solitudine, inizia così la sua autobiografia:
Mia madre mi chiese di accompagnarla a vendere la casa. Era arrivata quel mattino a Barranquilla dal paese lontano dove viveva la mia famiglia e non aveva la minima idea su come trovarmi. Domandando qui e là fra i conoscenti, le indicarono di cercarmi nella libreria Mondo o nei caffè lì accanto, dove mi recavo due volte al giorno a chiacchierare con i miei amici scrittori. Chi glielo disse l’avvertì: «Ci stia attenta perché sono dei pazzi scatenati». Arrivò a mezzogiorno in punto. Si fece strada col suo andare lieve fra i tavoli carichi di libri in mostra, mi si piantò davanti, guardandomi negli occhi col sorriso malizioso dei suoi giorni migliori, e prima che io potessi reagire, mi disse:
«Sono tua madre.»
È l’incipit di Vivere per raccontarla nella quale Gabò racconta l’infanzia e la giovinezza trascorse con la nonna e le sue storie ricche di incanto e magia; racconta gli anni trascorsi da bohèmien nei quartieri malfamati di Bogotá, anni durante i quali costruisce la forma e l’immaginario fantastico di Cent’anni di solitudine e i successivi romanzi.
Sono oltre quattrocento pagine di ricordi, scritti con uno stile elegante, curato nei minimi particolari, tali da rendere questa autobiografia scorrevole e intrigante come uno dei suoi romanzi.
Gabo inizia a scrivere questi ricordi nel 1999, quando gli è stato diagnosticato un linfoma. Ogni ora del giorno la dedica a questa opera, seguendo una narrazione che non ha nulla di cronologicamente biografico ma che fin dall’inizio ci svela quale sarà il suo destino. L’aspetto interessante è l’incipit. Si ritiene, erroneamente, che un’autobiografia debba seguire un ordine cronologico standard e quindi partire dalla nascita per arrivare all’età attuale. Invece, l’autobiografia non è la cronistoria della propria esistenza: se fosse così, sarebbe una lettura noiosa per noi e per gli altri.
L’importante è sapere cosa si vuole dire e comunicare parlando di noi stessi. Poi si può partire da qualsiasi momento della nostra vita.

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