📚 Quando è meglio inviare un manoscritto a una casa editrice?

E perché la preparazione fa tutta la differenza.

Da anni, il mondo dell’editoria e delle fiere letterarie è diventato una parte fondamentale della mia vita. Frequentare regolarmente eventi come il Salone di Torino, Più Libri Più Liberi, o le fiere dedicate alla piccola e media editoria, mi ha permesso di arricchire la mia biblioteca e mi ha anche dato la fortuna di stringere amicizie e confrontarmi con molti editori, in particolare quelli indipendenti.

Questa vicinanza mi ha aperto gli occhi su una realtà spesso invisibile a chi sta dall’altra parte: il tempo e l’impegno titanici che si nascondono dietro l’organizzazione di una fiera. Non parlo solo dei giorni in cui lo stand è affollato, ma del lavoro che inizia mesi prima — tra la scelta dei titoli da promuovere, la preparazione dei cataloghi, la logistica — e quello che continua settimane dopo, per smaltire gli ordini, riorganizzare il magazzino e riprendere i ritmi editoriali interrotti.

Quando inviare il manoscritto: le finestre temporali

Dopo aver compreso l’impegno dietro le quinte, è fondamentale affrontare la domanda chiave: quando inviare la tua proposta?

Le settimane immediatamente prima e subito dopo i grandi appuntamenti editoriali (Francoforte a ottobre, Londra a marzo/aprile, Torino a maggio, Più Libri Più Liberi a dicembre) sono i momenti meno indicati. Non dimentichiamo poi altre rassegne interessanti, come Testo a Firenze e il Bookpride a Milano, tutte e due a marzo; il Pisa Book Festival a ottobre, la Microeditoria di Chiari a novembre. In queste circostanze concitate, l’ultimo pensiero in un ufficio editoriale è consultare la casella di posta degli invii spontanei. A queste si aggiungono le chiusure estive e il periodo natalizio, interamente dedicato a concludere l’anno.

L’ideale è “bersagliare” gli intervalli di tempo fra un grande evento editoriale e l’altro, cercando di presentarti al meglio. Il periodo migliore va da gennaio a fine marzo. I primi tre mesi dell’anno sono i più rilassati e liberi. Le fiere principali sono ancora lontane e c’è il tempo per smaltire gli arretrati e dedicare attenzione alle nuove proposte. Esistono poi un paio di settimane a metà novembre, prima di Natale e dopo i postumi di Francoforte, in cui fare un tentativo.
C’è poi da dire che le fiere sono costose e per le piccole case editrici non è possibile partecipare a tutte, quindi l’arco di tempo può variare.

L’arca di Noè dei manoscritti

Mentre gli editori sono nel pieno della tempesta fieristica o del rientro, c’è un elemento costante che riempie le loro caselle di posta: i manoscritti.

Gli uffici editoriali, anche quelli delle piccole realtà, ricevono centinaia di proposte ogni anno (857 nel 2024, mi ha rivelato un editore). È una quantità di materiale impressionante, che rende la selezione una sfida continua. Per questo motivo, la tua proposta non solo deve essere di qualità, ma deve anche arrivare nel momento giusto ed essere presentata nel modo migliore per non perdersi nel mucchio.

Fiera: vendere, ma anche incontrare

È vero, l’obiettivo primario di ogni editore in fiera è vendere libri. Tuttavia, specialmente parlando con i piccoli e medi editori, l’atmosfera può essere diversa. Loro sono lì, spesso in prima persona, a gestire lo stand.

Questo è un vantaggio enorme per l’aspirante autore. Se decidi di affrontare la folla, le fiere possono diventare un’opportunità unica per parlare direttamente con il titolare o il responsabile editoriale.

Non si tratta di “vendere” il tuo romanzo lì per lì, ma di:

  • Farsi conoscere come persona seria e interessata.
  • Capire a caldo se il tuo genere o tema potrebbe mai interessare alla loro linea editoriale.
  • Instaurare un contatto umano che renda la tua proposta, quando arriverà, meno anonima.

Non sparare a casaccio: sii sintonico!

Tuttavia, l’incontro in fiera non serve a bypassare la prassi, ma a rafforzarla. L’errore più grande che puoi fare è inviare il tuo manoscritto “a casaccio” a decine di case editrici sperando che una abbocchi. È uno spreco di tempo per te e un indice di scarsa professionalità per l’editore.

Perché un editore ti presti attenzione, devi dimostrare di conoscere il suo lavoro:

  1. Sintonia con il catalogo: ricerca, leggi, e comprendi la linea editoriale della casa editrice. Pubblicano solo fantasy storico? Non inviare il tuo thriller psicologico.
  2. Letture precedenti: aver letto almeno un paio di loro libri è un segno di rispetto. Menziona i titoli che hai apprezzato; dimostri di essere un lettore della loro casa editrice, non solo uno che cerca un contratto.
  3. Indicare la collana: se possibile, suggerisci in quale collana del loro catalogo il tuo romanzo si inserirebbe perfettamente. Questo dimostra che hai fatto i compiti e che hai un’idea chiara della tua collocazione.

Presentazione perfetta: la tua prima impressione

Infine, non importa quanto sia bella la tua storia se la presentazione è trasandata. Un manoscritto pieno di refusi, errori di battitura o formattazione approssimativa è la prima ragione per cui una proposta viene scartata senza essere letta a fondo.

Il tuo manoscritto è il tuo biglietto da visita:

  • Zero errori: Rileggi, fai rileggere, e poi rileggi ancora.
  • Formato pulito: Segui le linee guida fornite dall’editore (font, interlinea, margini).

La cura e l’attenzione ai dettagli sono ciò che ti fa spiccare.

Se l’insicurezza sulla qualità della scrittura o l’incertezza sulla scelta della casa editrice ti stanno bloccando, non devi affrontarlo da solo.

Se hai bisogno di un occhio esterno per una revisione approfondita del manoscritto (editing, correzione bozze) o di una consulenza mirata per individuare gli editori più adatti al tuo romanzo, sappi che un aiuto professionale è disponibile. Non procrastinare, la tua storia merita di essere presentata al meglio.

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